LA STORIA PARTE DUE
Ciao, splendore. Non ho potuto fare a meno di chiamarti. Il cuore di lei batteva all’impazzata, emozionato e frenetico. Amava la sua voce, e non faceva che pensare a quel viso, al sorriso luminoso, agli occhi sinceri e brillanti, con quel pizzico di malizia che la intrigava.
Era passata così poca distanza dall’ultima volta che si erano sentiti, eppure le sembrava un’eternità. Aveva parcheggiato all’autogrill, pronta a prendersi un caffè prima di affrontare gli ultimi ottanta chilometri che la separavano dalla sua città. Lì l’attendeva la solita gente, la solita monotonia, un lavoro che non aveva scelto ma che le era capitato, e che giorno dopo giorno aveva preso il sopravvento sulle sue passioni, soffocando i suoi sogni. Ma la verità era ben più profonda: si era sentita inadatta per troppo tempo. Aveva accettato relazioni che non profumavano d’amore, ma di dipendenza e solitudine. Aveva perso la bussola, aveva perso se stessa. E il peggio era che non si stava nemmeno cercando.
Lui, intanto, pensava a lei. Era bella, molto bella. Ma era una bellezza comune o era unica? Non lo sapeva ancora, eppure non riusciva a smettere di cercarla. Così, una valanga di messaggi continuava ad arrivare, facendo battere il cuore ad ogni squillo.
“Che cosa fa l’agente immobiliare più bella che io abbia mai visto?”
Lei si sentiva imbarazzata. La sua timidezza, nascosta dietro un trucco perfetto e vesti seducenti, si rivelava nelle risposte esitanti. Bramava i suoi messaggi, desiderava il momento in cui lo avrebbe rivisto, eppure non trovava il coraggio di chiedergli se si sarebbero incontrati di nuovo. Preferiva lasciare tutto al caso, o almeno così diceva a se stessa. In realtà, si proteggeva da una delusione, perché aveva imparato a non fidarsi. Aveva imparato a nascondere i suoi sentimenti, ma in alcuni momenti il bisogno di esternare ciò che provava era troppo forte. Lo faceva nei modi più sbagliati: cercava di suscitare in lui gelosia, parlando di ex fidanzati che ancora la corteggiavano. E ogni volta che lo faceva, lui si ritraeva. Si allontanava. E lei ne soffriva.
Non riusciva a gestire i sentimenti. Vedeva sempre lo scenario peggiore, si convinceva che lui avesse secondi fini, che volesse solo giocare, che non fosse realmente interessato a lei. E se era così, allora non sarebbe stato semplice per lui averla.
Arrivò presto il momento di rivedersi. Non fu lei a scrivere. Fu lui a chiederle se sarebbe stata di nuovo in quel locale dove si erano conosciuti. “Sì” rispose.
Era emozionatissima, ma fingeva con la sua amica, di non esserlo. Una volta dentro, fece di tutto per non farsi notare. Aveva individuato subito il tavolo dove lui sedeva con i suoi amici, ma evitava di avvicinarsi. Ballava, sorrideva, eppure dentro di sé si sentiva morire. Voleva raggiungerlo, ma qualcosa dentro la tratteneva, come una forza invisibile che le impediva di avvicinarsi.
Poi il telefono squillò. Era lui.
Non rispose. Poteva fingere di non aver sentito, era un locale rumoroso dopotutto. Ma a che scopo? Neanche lei sapeva spiegarselo. Poi arrivò un messaggio.
“Se non vieni qui, non ha alcun senso per me restare. Ti aspetto. Ma se non ti vedo arrivare, me ne vado.” Nessun complimento. Nessuna dolcezza. Solo una chiamata all’azione. Se voleva vederlo, doveva raggiungerlo. Altrimenti, lo avrebbe perso per sempre. E questa idea era inaccettabile.
Senza più esitazione, girò sui suoi tacchi a spillo da dodici centimetri e camminò decisa verso di lui. Lui la aspettava, raggiante, con un sorriso e un drink in mano.
“Finalmente, splendore. Adesso sì che questa serata prende vita.”