LA STORIA PARTE CINQUE
I giorni trascorrevano lenti quando erano lontani, eppure il tempo sembrava accelerare ogni volta che si ritrovavano insieme. Lei viveva nell’attesa di quegli incontri, un gioco di treni, di piccole valigie pronte per il fine settimana, di battiti accelerati al solo pensiero di vederlo.
Lui, invece, continuava a reclamare i suoi spazi, e questo la tormentava. Non riusciva a comprendere come potesse avere una vita che non la includesse interamente. Lo voleva tutto per sé. Ma nel mondo di lui c’erano ancora tante altre cose: gli amici con cui desiderava trascorrere del tempo, da solo, i suoi hobby, le moto, per vivere momenti che sentiva solo suoi.
Lei non capiva. Che amore era, il suo? Aveva sempre creduto che l’amore significasse fondersi fino a diventare uno, senza confini, senza pause, senza separazioni. Eppure, lui non lo permetteva, questa era per lei una prova, non conosceva amore senza esasperazione senza possesso senza gelosia. Ogni volta che raggiungevano un’intimità profonda, sembrava che lui sentisse il bisogno di allontanarsi, di ritrovare se stesso. E lei? Lei si sentiva abbandonata, sospesa in un vuoto che non sapeva colmare. Allora lo cercava, con i suoi tacchi, i suoi vestiti seducenti, troppo corti troppo sexy lasciando sul letto il suo profumo nella speranza che lui lo respirasse e la desiderasse ancora di più.
A volte si presentava da lui con un finto sorriso sicuro e gli diceva che sarebbe uscita a ballare con le amiche. Ma poi, invece, tornava a casa e piangeva, perché non sapeva cosa avrebbe fatto lui, perché non poteva controllarlo, perché quel mistero la attraeva in un modo che non riusciva a spiegarsi. Ogni istante con lui era passione pura, un fuoco che non conosceva tregua.
Se decidevano di restare a casa, lei si preparava come se dovesse incantare il mondo intero, e lui la guardava stupito, chiedendosi perché non si lasciasse mai davvero andare. Perché non si rilassava, non si abbandonava tra le sue braccia senza quell’aura di perfezione studiata? Ma la verità era che lui la adorava proprio per questo, non c’era mai routine tra loro, nulla era scontato, e questo lo faceva impazzire. Più il tempo passava, più si innamorava di quella ragazza così fragile eppure così forte, di quella sensualità capace di dargli i brividi.
Eppure, lei continuava a tormentarlo con la sua insicurezza. “Mi ami davvero?” gli chiedeva, come se le sue parole non bastassero mai. Lui non capiva come potesse non accorgersi del suo amore, come potesse dubitare.
Poi ci fu il concerto di Vasco Rossi, lo Stadio Olimpico in delirio, lei con la sua amica, lui con i suoi amici. Due mondi che avrebbero potuto fondersi, ma che lei teneva ostinatamente separati. Per lui era naturale incontrarla, ma lei quella sera si era messa in testa che lui voleva stare con i suoi amici, la sua era un po’ una tattica affinché lui la cercasse. Lui semplicemente l’aveva invitata a raggiungerlo ma lei continua a non rispondere, E così, restarono lontani, fino a quando la sua amica, esasperata, afferrò il telefono e lo chiamò.
“Se non venite qui, non vi parlo più!” rispose lui, con quella voce che aveva sempre il potere di farle tremare le ginocchia. Era sotto il palco. La sua amica esultò. Lei esitò. Ma alla fine, cedette. E in quell’istante, tutto cambiò. Lo osservò con i suoi occhi verdi, incantata dalla visione di quel ragazzo dai tratti intensi e magnetici. I suoi occhi neri, profondi come la notte, la scrutavano con un’intensità che le fece trattenere il fiato. Indossava una canottiera bianca, attraversata da una scritta azzurra, che aderiva perfettamente al suo corpo scolpito, esaltandone i muscoli tesi e definiti. Il suo sorriso, luminoso e irresistibile, aveva il potere di scioglierle ogni difesa, mentre la sua voce, calda e perfettamente intonata, sembrava una melodia capace di accarezzarle l’anima. In quell’istante, tutto il resto si dissolse, davanti a lei c’era l’uomo dei suoi sogni.
Cantavano a squarciagola, le loro voci perse tra migliaia di altre, le mani che si cercavano nell’oscurità, la musica che li avvolgeva come un abbraccio. Roma brillava sopra di loro, ed era perfetto. Lui la stringeva, e per la prima volta lei si sentì libera di essere solo se stessa.
Ma il giorno dopo lui era di nuovo con i suoi amici. Di nuovo distante. E per lei questo era insopportabile. Continuava a volerlo tutto per sé, a creare giochi di gelosia, a parlare di altri ragazzi, che la corteggiavano solo per vedere una scintilla nei suoi occhi, ad accusarlo che nella sua vita ci fossero altre ragazze. Finché, un giorno, lui si stancò.
Dopo l’ennesima provocazione, le disse sei troppo esigente non riesco a farti felice, mi dispiace per me finisce qui. riattaccò il telefono e smise di risponderle.
Lei si sentì persa. Aveva esagerato, lo sapeva. Doveva fare qualcosa per rimediare.
Lui non rispondeva più. Il silenzio si era fatto denso, pesante come un cielo carico di pioggia. Lei non sapeva se fosse la fine della loro storia, ma nel profondo del cuore lo voleva più di ogni altra cosa al mondo, si disse che un amore non si spegne finché almeno uno dei due continua a sentirlo.
Aveva sbagliato. Lo sapeva. Aveva creato problemi, fraintendimenti, paure inesistenti. Era arrivato il momento di rimediare.
Senza pensarci due volte, salì in macchina e guidò fino a casa sua, con il cuore in gola e mille domande che danzavano nella mente. Non sapeva se l’avrebbe trovato lì, ma sarebbe rimasta finché non lo avesse visto. Arrivata, il cancello si aprì con un suono metallico.
Lui era a casa, fermo, con quello sguardo che mescolava stupore e una sottile felicità.
Pantaloni a quadri e infradito, era così bello che le sembrava difficili anche pensare a cosa dire poi, Lei fece un respiro profondo e gli andò incontro. Cominciarono a parlare. Lui sembrava distante,
Con voce sincera, lei gli chiese scusa. Aveva esagerato, se ne rendeva conto. Aveva dubitato di lui, del suo amore, e ora voleva solo capire.
Lui la guardò intensamente, come se volesse attraversarle l’anima con gli occhi. Per un attimo lei pensò, che gli avrebbe detto che ormai l’aveva dimenticata, che aveva trovato un’altra ragazza, e che non le importava niente di lei, poi lui iniziò a parlare, con calma, le spiegò:
“Il fatto che io non voglia stare ogni istante con te, che abbia bisogno di tempo per me stesso, non significa che ti ami di meno. Al contrario. Per me, coltivare le mie passioni e sentirmi connesso con me stesso mi permette di essere un uomo migliore… anche per te. E vorrei che tu facessi lo stesso. Vorrei vederti felice, impegnata in ciò che ti piace, circondata dalle tue amiche, senza paura che questo ci allontani. Stare insieme non significa annullarsi, ma desiderarsi, attendere il momento in cui possiamo finalmente ritrovarci e viverlo fino in fondo, senza sprecare tempo in dubbi e gelosie.”
Lei ascoltava, e le sue parole scavavano dentro di lei, sciogliendo nodi invisibili.
“Sai chi sta con te in ogni istante e sembra non poter vivere senza di te? Qualcuno che non ha una vita propria. Io voglio essere libero di tornare da te, non incatenato a te. Perché so che quando non siamo insieme, mi ami lo stesso. Non hai bisogno di mettermi alla prova. Io voglio che tu mi scelga ogni giorno, non perché non hai altro, ma perché vuoi proprio me.”
Quelle parole la colpirono come un vento caldo dopo il gelo. Davanti a lei c’era un uomo sicuro, che sapeva cosa voleva dalla vita e dal loro amore. Non servivano strategie o giochi infantili. Lui l’amava, semplicemente.
Sorrise, e con quel sorriso lasciò andare tutto il peso che aveva portato nel cuore. Fu un pomeriggio perfetto dopo aver parlato tanto, tutti i dubbi di lei si erano dissipati lui l’aveva ascoltata con pazienza, e mentre lei parlava continuava a guardarla profondamente negli occhi, tanto da accendere in lei un ardente desiderio di lui, entrambi ebbero bisogno di sentire i loro corpi vicini, di trovare quella connessione che non fosse soltanto emotiva o mentale ma anche fisica.
Lei Si abbandonò tra le sue braccia senza paura, senza più il bisogno di controllare ogni cosa. Quella sera, dopo aver parlato fino a consumare ogni dubbio, i loro corpi si cercarono, si trovarono, si riconobbero. Nessuna strategia, nessun gioco. Solo loro.
Più tardi, salirono in macchina e sfrecciarono per la città illuminata, con la notte che brillava di luci. Lui mise la canzone del concerto. “Non vivo senza te.“ Lei sorrise E per la prima volta, davvero, non si preoccupò di cosa avrebbe fatto lui il giorno dopo. Sapeva che l’amava. E tanto bastava.
Quando tornò a casa, per la prima volta non si preoccupò del fatto che lui avrebbe preso del tempo per sé. Non c’era più paura. Così impiegò quel tempo per sé stessa. il suo modo di vivere la relazione, stava prendendo una nuova direzione.
Più si sentiva serena, più il loro amore fioriva. Lui la guardava cambiare, era felice di vederla realizzata. E più lei era felice, più lui si innamorava. Lei diventava più sicura, più leggera, e lui la amava ancora di più. da quando lei non lo opprimeva più con tutte quelle paure insicurezze con tutte quelle domande ogni volta che lui prendeva del tempo per sé, lui sembrava cercarla più spesso, e trovava il modo di sorprenderla, una sera mentre lei si trovava ad un convegno per lavoro, e si divertiva con le sue amiche, a arrivò la telefonata di lui che l’aveva raggiunta inaspettatamente facendogli una sorpresa, lei non poteva crederci il loro amore stava crescendo sempre di più, quella sera lui conobbe suoi genitori, i suoi colleghi cenarono insieme, e passarono tutta la notte e il fine settimana insieme. Finalmente lei capì, Lui non stava scappando. Lui la stava amando nel modo giusto e tanto bastava.