LA STORIA PARTE UNO
Era venerdì sera, la notte stava volgendo al termine. La musica continuava a pulsare nell’aria densa della discoteca, un battito costante che scandiva il tempo. Forse erano già le tre del mattino. I più avevano abbandonato la pista, lasciando solo pochi superstiti a ballare tra le luci stanche e i bicchieri mezzi vuoti. Fu allora che lo vide.
Da lontano, oltre la nebbia artificiale e i riflessi colorati, i suoi occhi si posarono su di lui. Non lo aveva mai visto prima, ma qualcosa, un richiamo silenzioso, la costrinse a trattenere lo sguardo. Era lì, con un drink in mano, un giubbotto di pelle nero poggiato sulle spalle e una camicia bianca aperta sul petto. Il suo sguardo era intenso, magnetico. E lui la vedeva.
In quel momento la musica smise di esistere. Il mondo si fermò. Non c’erano più suoni, persone, voci. Solo loro due. Il cuore di lei accelerò, un brivido sottile le attraversò la pelle. Non capiva cosa stesse succedendo, ma era forte, inarrestabile. Lui sorrise. Lei sorrise. Continuò a ballare, e più ballava più sentiva la propria energia espandersi, fino a raggiungerlo, a sfiorarlo. Lui non distolse lo sguardo, catturato da quella presenza, da quella luce che lei sembrava emanare senza sforzo.
Poi lui fece il primo passo. Si avvicinò con sicurezza, con il coraggio di chi sa che sta per fare qualcosa di inevitabile. Lei non si sottrasse, il sorriso ancora sulle labbra. “Piacere, questo è il mio nome.”
Le loro voci si intrecciarono tra i bassi della musica, scivolando l’una nell’altra come se si fossero sempre appartenute. Scoprirono in pochi istanti di avere molto in comune: la stessa macchina, lo stesso telefono, lavori che si incastravano perfettamente lei vendeva case, lui le costruiva. Sembrava una coincidenza, ma il destino non si serve mai del caso.
Lei era rapita dai suoi occhi, profondi e sicuri, e dal profumo che portava. Lui cercava di capire chi fosse, di decifrare quel mistero di capelli neri lunghi e occhi magici. Parlava e sorrideva, e ogni volta che rideva, due fossette si disegnavano sul suo volto.
Si spostarono verso il bar. Lui, senza dire nulla, tolse il giacchino di pelle e lo poggiò sulle sue spalle con un gesto protettivo. Lei, che odiava perdere il controllo, si stupì nel rendersi conto che non voleva opporsi. Era caldo, avvolgente, rassicurante. Nella sua mente un pensiero si fece strada, chiaro e nitido: Quest’uomo mi può proteggere. Mi può salvare.
Lei gli chiese il numero. Lui sorrise ancora, con quell’aria sicura che la faceva vacillare, e glielo diede senza esitazione. Era stato lui a fare il primo passo, ma ora era lei che non voleva lasciarlo andare. Nonostante la distanza, nonostante lei vivesse in una piccola città, lontana dalla sua, nonostante il caso o forse il destino l’avesse portata lì solo per quella sera.
Era il momento di andare via. Le luci della discoteca si affievolirono, gli ultimi superstiti raccoglievano giacche e telefoni. Lei uscì nel fresco della notte, il giacchino di lui ancora sulle spalle, e si avviò verso la macchina. Poi il telefono vibrò tra le sue mani. Un messaggio. Era lui.